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Museo del Paleolitico

Luigi Pigorini

A circa nove chilometri dalla città moderna, in un’area collinare che si estende fino alle grotte artificiali di Loreto si trova il Sito Paleolitico di Notarchirico, costituito da un’area museale coperta allestita e affidata dall’Istituto Paleolitico Luigi Pigorini di Roma. Il rinvenimento e la scoperta delle prime testimonianze della presenza umana in epoca pretostorica, si devono alla passione e alla capacità scientifica dell’avv. Pinto e del prof. Briscese che, nell’estate del 1929, effettuarono le prime ricognizioni sul territorio, portando alla luce i primi significativi reperti. Le successive campagne di scavo hanno consentito di ritrovare una serie di frammenti dell’uomo preistorico oltre a numerosi resti di animali ora estinti (elefante antico, bisonte, bue selvatico, rinoceronte, cervidi, ecc.).

Interno Parco Paleolitico di Notarchirico - VenosaInterno Parco Paleolitico  di Notarchirico - VenosaInterno Parco Paleolitico  di Notarchirico - VenosaInterno Parco Paleolitico  di Notarchirico - Venosa
Resti Parco Paleolitico di Notarchirico - Venosa


Fra gli strumenti rinvenuti si ricordano i bifacciali. Un cranio di Elephas anticuus è stato ritrovato durante gli scavi del 1988. Le ricerche proseguono da parte della Soprintendenza Speciale in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Basilicata, con l’Università di Napoli “Federico II” e con il Comune di Venosa. Nel settembre del 1985 è stato ritrovato un femore umano frammentario fortemente fossilizzato attribuito ad un individuo femminile di età adulta. Il femore appartenuto probabilmente ad un Homo erectus, è il più antico resto umano ritrovato nell’Italia Meridionale e presenta alcuni aspetti patologici, studiati dal prof. Fornaciari, consistenti in una neoformazione ossea, forse il risultato di una osteoperiostite conseguente ad una ferita profonda alla coscia subita dall’individuo in vita. Il femore è stato dato in studio ai laboratori dell’Istituto di Paleontologia Umana di Parigi e la sua datazione, attribuita usando il metodo del disequilibrio sella serie dell’uranio, risale a circa 300.000 anni fa. Ci si arriva percorrendo la Strada Provinciale Ofantina altezza passaggio a livello Venosa Spinazzola, e poi imboccando la Strada Statale 168 dopo il bivio per Palazzo San Gervasio.