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Itinerario Storico

Partendo dalla fontana Angioina o dei Pilieri, alle cui estremità sono posti due leoni in pietra provenienti dalle rovine romane (il primo pressoché integro, tiene sotto la zampa una testa di montone), si accede alla Venosa antica, dal luogo nel quale, fino al 1842, era situata la porta cittadina cosiddetta “fontana”. Lo splendido monumento deve la sua origine al privilegio concesso alla città da re Carlo II D’Angiò nell’anno 1298, con il quale, tra le altre cose, veniva istituito un corpo di ispettori locali, incaricati oltre che della manutenzione della fontana, anche del controllo degli acquedotti che la alimentavano. Proseguendo più avanti si arriva alla Piazza Umberto I (detta piazza castello) ove sorge il Castello Ducale Pirro del Balzo. Nel punto dove è posto il maniero, vi era in precedenza l’antica Cattedrale dedicata a S. Felice, il Santo che, secondo la tradizione, subì il martirio a Venosa all’epoca dell’Imperatore Diocleziano. L’antica Cattedrale fu abbattuta per far posto alla fortificazione quando, nel 1443, Venosa venne portata in dote da Maria Donata Orsini, figlia di Gabriele Orsini principe di Taranto, a Pirro del Balzo, figlio di Francesco duca di Andria. I lavori di costruzione del Castello, incominciati nella seconda metà del XV secolo, proseguirono per alcuni decenni. L’aspetto originario era ben lontano da quello odierno: si presentava, infatti, come una fortificazione a pianta quadrata, difesa da una cinta muraria dello spessore di 3 metri, con torri cilindriche angolari, privo degli stessi bastioni che furono completati nella metà del secolo successivo. Nato come postazione difensiva, successivamente, con i Gesualdo divenne dimora del feudatario. L’ingresso originario non era quello attuale, esso si apriva sul lato nord - est, ed era munito di ponte levatoio. Attualmente, all’inizio del ponte di accesso, vi sono due teste di leone provenienti dalle rovine romane: elemento ornamentale tipico e ricorrente in una città che nel passato ha fatto largo uso di materiale di spoglio. All’interno del Castello, nel cortile si affaccia il loggiato a pilastri ottagonali del secolo XVI. Nella medesima piazza, alle spalle del monumento del Cardinale De Luca si trova la Chiesa del Purgatorio o di San Filippo Neri. La Chiesa fu edificata per volontà del vescovo Francesco Maria Neri (1678 – 1684). Si evidenzia la caratteristica del campanile che fa corpo con la bella e sobria facciata, tutta fregi, volute, nicchie e pinnacoli, opera si suppone, di un architetto romano, fatto venire a Venosa verso il 1680 dal Cardinale Giovanni Battista De Luca, all’epoca uditore di Papa Innocenzo XI. Nell’interno si trovano belle colonne tortili ed un San Filippo dipinto forse dal Maratta. Uscendo dal castello è consigliabile una rapida escursione verso il lato nord - est (via delle Fornaci). La stradina, scendendo, conduce verso le antiche fornaci e proseguendo lungo la valle del Reale porta alla antica fontana della Romanesca. Risalendo a ritroso e percorrendo il Corso Vittorio Emanale II si giunge in Piazza Orazio Flacco. Antico giardino del convento dei domenicani (risalente al XIII secolo), espropriato dal Comune dopo l’unità d’Italia, ospita il monumento al poeta latino Quinto Orazio Flacco (la statua bronzea è nobilmente semplice nel classico basamento di pietra circondato da una ringhiera il cui motivo ornamentale dominante è il fascio dei littori alternato col serpente, simbolo di eternità, intorno allo stemma di Venosa), opera dello scultore napoletano Achille D’Orsi, realizzato nella seconda metà del XIX secolo. Poco lontano da piazza Orazio è ubicata la Chiesa di San Domenico, edificata per volere di Pirro del Balzo allora duca di Venosa. Si presenta profondamente rimaneggiata rispetto al disegno originario, per i gravissimi danni subiti dal tragico terremoto del 1851 quando, dovette essere riedificata con le elemosine dei fedeli e grazie alla generosità di Ferdinando II di Borbone, come ricorda una lapide murata all’interno. Di notevole interesse è il trittico marmoreo inserito nella facciata. Un breve tratto di strada porta a Largo Baliaggio, il cui toponimo si deve alla presenza del Palazzo del Balì dei Cavalieri di Malta costruito intorno al XV secolo, e restaurato nel 1500 dal Balì Frate Arcidino Gorizio Barba. Sull’intera area antistante il palazzo, delimitata a quell’epoca da un perimetro di colonnine con in cima la croce di Malta in metallo, collegate tra loro con catene, vigeva il diritto d’asilo. Più in avanti s’incontra la Fontana di Messer Oto, edificata tra il 1313 e il 1314, a seguito del privilegio concesso dal re Ruggiero con il quale si consentiva alla città di avere le fontane nel centro abitato. Essa è dominata dalla mole imponente di un leone in pietra di origine romana. Proseguendo lungo il Corso si arriva in Piazza del Municipio, già Largo Cattedrale, dove l’uno di fronte all’altro, prospettano il Palazzo Calvini e la Cattedrale dedicata a S. Andrea con il campanile e il muro perimetrale. Edificato nella seconda metà del XVIII secolo, il palazzo, appartenuto alla famiglia Calvini, dal 1876 è sede del Municipio. Nel 1470, viceversa, ebbero inizio i lavori per la realizzazione della cattedrale che si protrassero per oltre un trentennio. Fu costruita nel punto i cui sorgeva l’antica chiesa parrocchiale di San Basilio, al centro di un’ampia piazza che ospitava officine di fabbri e molte botteghe di artigiani, le une e le altre demolite per far posto al sacro edificio cui è annesso il campanile alto 42 metri ha tre piani cubici e due a prisma ottagonali, una cuspide piramidale con grande sfera metallica in cima, sormontata da una croce con banderuola. Il materiale per la costruzione, fu preso dall’Anfiteatro Romano e questo spiega il perché siano inseriti nell’edificio iscrizioni latine, e pietre funerarie (col vescovo Perbenedetti, di cui sin notano due stemmi, si arrivò alla messa in opera delle campane nel 1614). L’impianto della chiesa è costituito da tre navate modulari da archi a sesto acuto. L’edificio di notevole mole non offre all’esterno particolari caratteristiche, se non nel tratto posteriore, in corrispondenza della zona presbiterale. Nella chiesa alcune insegne dei del Balzo occupano in un cartiglio la sommità delle arcate. Nella cripta si trova il monumento funebre di Maria Donata Orsini moglie di Pirro del Balzo. A sinistra dell’ingresso principale in alto sono murati i bassorilievi rappresentanti tre simboli degli evangelisti: il leone, il bue, il librone in scrittura molto primitiva. Vi sono anche alcune cappelle, tra le quali si segnala quella del SS. Sacramento, il cui arco d’ingresso risale al 1520. Essa ha due affreschi di soggetti biblici: Giuditta e Oloferne, e Davide e Golia. Annesso alla cattedrale vi è, infine, il Palazzo Vescovile, uno dei più significativi interventi edilizi realizzati a Venosa nel XVII secolo. Alle spalle della Cattedrale in prossimità della via Roma si trova la Fontana di San Marco la cui esistenza è documentata a partire dal 1500, ma è certamente più antica di tale epoca. E’ detta di San Marco perché si ergeva di fronte alla chiesa omonima. Lasciando il Palazzo del Municipio e immettendosi in via Frusci dopo pochi passi si giunge alla quella che la tradizione indica come la “Casa di Orazio”. In realtà si tratta di ambienti termali di una casa patrizia, composti da una sala rotonda che costituiva il calidario e di un attiguo vano rettangolare. La facciata mostra visibili pochi tratti di strutture romane rivestiti di mattoni a legatura reticolata. Andando più oltre si esce dal moderno centro abitato e ci immette nell’area che un tempo doveva costituire il centro vitale della Venusia romana. Sullo sfondo di vedono la Chiesa di San Rocco e più avanti il parco archeologico e l’Abbazia della SS. Trinità. La prima fu edificata nel 1503, quando la città fu colpita dalla pestilenza, in onore del santo che da quella terribile sciagura l’avrebbe poi liberata. Successivamente fu ricostruita dopo il terremoto del 14 agosto del 1851. L'abbazia della SS. Trinità, situata all’estremo limite della città, sorge là dove un tempo era il centro politico economico della città. Essa si compone di tre parti: la chiesa antica, fiancheggiata a destra da un corpo di fabbrica avanzato che costituiva un tempo il luogo riservato ad accogliere i pellegrini (foresteria, a piano terra, monastero al piano superiore); la chiesa incompiuta, i cui muri perimetrali si sviluppano dietro la Chiesa antica e in prosecuzione sul medesimo asse; e il Battistero, probabilmente una chiesa paleocristiana con due vasche battesimali, da questa separato da breve spazio. I primi interventi di costruzione della chiesa antica, effettuati su un edificio paleocristiano risalente al V – VI secolo, a sua volta edificato sulle rovine di un tempio pagano dedicato al dio Imene, debbono farsi risalire tra la fine del 900 e gli inizi dell’anno 1000. L’impianto della chiesa è quello tipico paleocristiano: ampia navata centrale di metri 10,15 di larghezza, navate laterali rispettivamente larghe metri cinque, e abside sul fondo e cripta del tipo a “corridoio”. I muri e i pilastri appaiono decorati da affreschi databili tra il XIV e il XVII secolo (Madonna con Bambino, Santa Caterina di Alessandria, Niccolò II, Angelo Benedicente, Deposizione). All’interno, accanto agli affreschi citati, si segnalano la tomba marmorea di Aberada, moglie di Roberto il Guiscardo e madre di Boemondo eroe della prima crociata e, di fronte, la tomba degli Altavilla, testimonianza della loro devozione e del loro particolare attaccamento all’edificio religioso. Il tempio incompiuto, il cui ingresso è sormontato da un arco semicircolare impreziosito dal simbolo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, si presenta di dimensioni grandiose (copre una superficie di 2073 metri quadrati). L’impianto è a croce latina con transetto molto sporgente nei cui bracci sono ricavate due absidiole orientate. L’interno è caratterizzato dalla presenza di molti conci di pietra provenienti dal vicino anfiteatro romano (epigrafe latina che ricorda la scuola gladiatoria venosina di Silvio Capitone, un bassorilievo raffigurante una testa di Medusa, ecc.). La crisi in cui precipitò il monastero benedettino subito dopo l’inizio dei lavori di ampliamento, fu certamente la causa della interruzione degli stessi che non vennero mai portati a termine. Di fronte all’ingresso si notano i resti di un ampio muro curvilineo; è quanto oggi rimane del Battistero o più probabilmente di un edificio basilicale con due vasche battesimali.