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Itinerario Culturale

L’itinerario culturale parte inevitabilmente dalla Biblioteca Civica “Monsignor Rocco Briscese”, ubicata nei locali del Castello Ducale Pirro del Balzo, il cui primo nucleo risale alla seconda metà del XIX secolo. Dispone di un patrimonio librario di circa 16.000 volumi, tra i quali circa 1000 volumi tra manoscritti e libri antichi (cinquecentine, seicentine, edizioni del XVIII secolo). Al suo interno è costituita la Sezione Oraziana, con circa 500 volumi e 240 microfilm donati dalla Regione Basilicata nel 1992 in occasione del Bimillenario della morte del Poeta Quinto Orazio Flacco. Conserva, inoltre, la raccolta completa delle leggi e dei decreti del Regno delle due Sicilie, oltre alla collezione delle prammatiche ferdinandee del XVIII secolo. Nei locali attigui alla biblioteca è collocato l’Archivio privato Briscese, costituito dalla documentazione originale prodotta dal defunto mos. Rocco Briscese durante la sua vita di studioso e di ricercatore (18 pezzi pari a circa 60 unità archivistiche). Infine, nei medesimi locali è collocato l’Archivio Storico Comunale costituito da circa 400 pezzi tra cartelle, volumi e registri, per un complessivo numero di circa 5000 unità archivistiche, con le seguenti date estreme 1487 - 1960. Esso dispone di strumenti inventariali e di mezzi di corredo. Nella galleria seminterrata tra le torri est e sud del Castello Pirro del Balzo è ubicato il Museo Archeologico Nazionale, inaugurato nel novembre del 1991. Al suo interno, il percorso museale si snoda attraverso una serie di sezioni che illustrano le varie fasi di vita della città antica, a partire dal periodo precedente la romanizzazione, documentato da ceramica a figure rosse e da metariali votivi (terrecotte, bronzi tra cui un cinturone) di IV – III sec. a.C. provenienti dall’area sacra di Fontana dei Monaci di Bastia (odierna Banzi) e da Forentum (Lavello). Dominano questa sezione il corredo funerario di un bambino, contenente la statuetta del toro Api, ed il famoso askos Catarinella con scena di corteo funebre (fine IV – III sec. a.C.). Nei camminamenti del castello si ripercorre la vita dell’antica Venusia dal momento della sua fondazione, con la ricostruzione dell’impianto urbano e i più importanti documenti della fase repubblicana (le terrecotte architettoniche, la produzione ceramica a vernice nera, gli ex – voto dalla stipe sotto l’anfiteatro, la ricca monetazione in bronzo). Molto significativa e consistente si presenta la raccolta epigrafica che permette di ripercorrere le tappe più importanti della storia del centro antico, come il riassetto della colonia nel I secolo a. C., ben rappresentate dal templum augurale bantino, ricostruito nel Museo, con cippi iscritti per trarre gli auspici, e da un frammento della famosa Tabula bantina, con testi legislativi su entrambi i lati, rinvenuto nei pressi di Oppido Lucano nel 1967. Le epigrafi, alcune delle quali ricordano magistrati impegnati nel rifacimento di strade o nella costruzione di infrastrutture come l’acquedotto, sono soprattutto di carattere funerario con un notevole numero di cippi iscritti, stele centinate, coperchi di arca (la c.d. “arca lucana”), monumenti funerari con busti e statue a grandezza naturale e ricchi fregi dorici, che dal I a. C. fino al IV secolo d. C. costituiscono una preziosa testimonianza della stratificazione sociale della città. Pochi, ma significativi, i documenti della scultura, tra cui un ritratto in marmo del principe Giulio Claudio (inizi I sec. d. C.) e il telamone inginocchiato in pietra che decorava il teatro in età tardo repubblicana, mentre i vari aspetti della vita quotidiana si colgono attraverso gruppi di manufatti (ceramica in terra sigillata, vetri, lucerne, balsamari, monete) e resti di pavimenti e di affreschi musivi e di affreschi parietali. L’ultima sezione del percorso museale è dedicata al periodo tardoantico e altomedievale, di cui rimangono testimonianze significative nella monetazione, nelle epigrafi ebraiche dalle catacombe e nei corredi con ornamenti in oro e argento (orecchini, anelli, elementi di cinturone) dalle tombe di età longobarda (VI – VIII sec. d. C.). Nel bastione nord è ospitata dal 1996 la mostra permanente “L’area del Vulture prima dei Greci”, dedicata al popolamento del bacino tra Melfi e Venosa nel corso della Preistoria; comprende testimonianze che vanno dal Paleolitico (siti di Loreto e Notarchirico) fino all’età del bronzo (loc. Toppo Daguzzo di Rapolla).