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Itinerario Storico – Religioso

La presenza in città di numerose chiese consente di ipotizzare un percorso alternativo imperniato sulla visita di quelle meno note. Si parte dalla Chiesetta di Montalbo, sotto il titolo di San Benedetto, è ubicata a due chilometri dal centro abitato, ed era annessa al monastero femminile, la cui costruzione risalirebbe intorno al 1032. Il monastero, poi trasferitosi entro le mura, contava fino a un massimo di trenta religiose. All’interno sono visibili alcuni affreschi di antica mano. Più a valle, a circa un chilometro si trova la Chiesa della Madonna delle Grazie edificata nel 1503. L’antica ubicazione era a circa duecentocinquanta passi dalle mura della città, lungo il tracciato dell’antica Via Appia. Nel 1591, a seguito dei lavori di ampliamento della stessa, fu fondato il convento dei frati minori dei Cappuccini. Il convento fu eretto sotto il titolo di San Sebastiano, secondo la povera forma cappuccina. Le celle erano 18 oltre una stanzetta esterna utilizzata per alloggiare i pellegrini. I frati del convento vivevano di elemosine del popolo venosino e dei paesi circostanti. Il convento venne ampliato nel 1629 con l’aggiunta di 5 nuove celle con una spesa di circa 200 ducati. Fu definitivamente abbandonato nel 1866 a seguito della emanazione delle norme di soppressione degli ordini religiosi. La chiesa era riccamente decorata con stucchi ed affreschi; al centro della volta a botte della navata centrale vi era rappresentato il “Giudizio di Salomone”, mentre nelle lunette laterali vi erano affrescati i santi francescani ed il Cristo Redentore. Dopo l’abbandono del convento da parte dei padri Alcantarini, subentrati ai cappuccini nell’ultimo periodo, dell’edificio venne utilizzato solo lo spazio di culto occupato dalla chiesa. A partire dai primi anni del XX secolo, il convento venne utilizzato come luogo di residenza, subendo pertanto rimaneggiamenti e modifiche tali da soddisfare le esigenze poste dalla nuova destinazione d’uso. Successivamente, a partire dagli anni Sessanta, il convento subisce progressivamente un grave degrado strutturale causato, principalmente del suo stato di totale abbandono e dagli atti di vandalismo perpetrati nella più totale indifferenza. Con i lavori di restauro avviati in occasione del Giubileo del 2000, viene recuperato l’impianto tipologico originario e viene effettuato il ripristino strutturale dell’edificio. Non è stato possibile però recuperare gli affreschi e gli stucchi che ornavano l’intera navata centrale coperta dalla volta a botte lunettata. Oggi, dopo il restauro, l’edificio si presenta su due livelli: il primo composto da una cappella con navata centrale a pianta rettangolare, rappresenta il nucleo più antico dell’intero complesso, terminante con una zona absidale divisa dal resto da un arco trionfante e, a sinistra, da una navata laterale; il secondo si compone di tre corridoi ortogonali tra di loro attraverso i quali si accede alle celle conventuali organizzate lungo il perimetro esterno ed interno dell’edificio con affacci all’interno del chiostro e in parte sui prospetti esterni. La disposizione degli ambienti è semplice e le celle, molto piccole, recano i segni della povertà e del peso della vita monastica fatta di meditazione, preghiera ed elemosine. La torre campanaria, aggiunta in epoca successiva, è innestata in parte sulla volta a botte della chiesa e parte su quella di un ambiente sottostante del convento. Proseguendo lungo la via Appia si giunge alla Chiesa di San Michele Arcangelo. Costruita nel 1600, per molto tempo fu dimora estiva del vescovo quando Venosa era diocesi autonoma. Ad essa è annesso un edificio, al momento in corso di restauro. Proseguendo verso il centro storico, poco distante dal castello ducale si trova la Chiesa di San Biagio. Risalente al XVI secolo, fu costruita probabilmente sui resti di un precedente edificio religioso. Malgrado le sue non ragguardevoli dimensioni, risulta essere uno degli episodi architettonici più significativi nel processo di riqualificazione dell’ambiente urbano avviato in quel periodo. Chiusa al culto da diversi decenni, offre al visitatore una facciata di particolare interesse dovuto alla presenza di robuste semicolonne ad essa addossate, oltre il portale a bugne alternate sormontato da un frontone a dalle numerose modanature della cornice. Particolarmente interessanti sono i medaglioni in pietra tenera laterali raffiguranti lo stemma di Pirro del Balzo e lo stemma dei principi Ludovisi. Poco distante s’incontra la Chiesa di Santa Maria La Scala (intra moenia) alla quale era annesso il convento femminile di clausura dedicato a San Bernardo, del quale la piazzetta antistante (attuale Piazza Giovani Ninni) rappresentava il giardino interno. Di essa oltre alla facciata, si segnala il bellissimo soffitto a cassettoni di ottima fattura e ben conservato. Percorrendo un breve tratto dell’adiacente Corso Garibaldi, si giunge alla Chiesa di San Giovanni, della quale le prime notizie risalgono al 1530, anche se si suppone sia di origine più antica. Edificata probabilmente su una preesistente chiesetta medievale, risulta essere stata completamente rifatta nella seconda metà del secolo XIX, a seguito del già citato terremoto del 1851. Della stessa si segnala lo splendido campanile a cuspide. Inoltrandosi nel dedalo di vicoletti e percorrendo un breve tratto di strada si giunge alla Chiesa di San Martino dei Greci, le cui origini risalgono alla seconda metà del XIII secolo. Essa nel 1530 venne unita al Capitolo della Cattedrale e rimase parrocchia fino al 1820. Presenta un portale ornato da capitelli di tipo corinzio e nell’interno una antica tavola bizantina (oggi temporaneamente trasferita in cattedrale), raffigurante la Madonna dell’Idria. Il portale della sacrestia porta l’insegna del giglio di Francia. In questa antica chiesa è custodito anche un bel dipinto raffigurante Santa Barbara, patrona e protettrice dei minatori e degli artiglieri.