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Quinto Orazio Flacco

(Venosa 65 a. C. – Roma 8 a. C.)

Nacque l’8 dicembre del 65 a.C. Figlio di uno schiavo liberato (liberto), non ebbe nella fanciullezza il conforto materno, infatti crebbe solo col padre, che sempre ne ebbe cura amorevolmente. A Venosa il fanciullo ebbe come maestro principalmente il padre per il quale serbò immensa gratitudine. Con tenacia popolana il liberto dovette lavorare molto per consentire al figlio di stabilirsi Roma, forse presago del suo destino. A Roma frequentò le migliori scuole di grammatica e retorica (fu allievo, tra gli altri, del grammatico beneventano Orbilio). A 18 anni il poeta è ad Atene, dove si appropria della cultura più fine del tempo, allievo di celebri accademici, peripatetici, epicurei. Lì aderì all’ideologia repubblicana dei giovani patrizi romani e in tale periodo fu coinvolto nella storica battaglia di Filippi (42 a. C.). Salvatosi miracolosamente, fece ritorno a Roma (41 a. C.), approfittando del condono politico di Ottaviano che però non risparmiò i suoi beni rustici nella natia Venosa, successivamente confiscati. Privo di mezzi, dovette adattarsi a fare lo scrivano nell’ufficio del questore.

Quinto Orazio Flacco  - Venosa


Nel frattempo, le sue composizioni incominciarono a trovare ammiratori a Roma e non tardarono ad essere apprezzate anche da Virgilio e da Vario che gli divennero amici per la vita; lo presentarono a Mecenate al quale era già arrivata notizia del poeta venosino. Con l’amicizia di Mecenate entrò a far parte di una ristretta élite di intellettuali vicini all’imperatore Augusto. Quest’ultimo lo designò suo segretario, ma Orazio declinò l’invito, pur condividendone l’azione sia sul piano politico che su quello letterario. Nel 17 a. C. fu incaricato di scrivere il Carmen seculare, in onore di Apollo e Diana, da cantare durante i ludi saeculares. Nel 20 a. C. iniziò a “pubblicare” le Epistole, il secondo libro delle quali comprende tre lunghi componimenti di argomento estetico fra cui l’ars poetica. Nell’ultimo anno di vita scrisse i quattro libri delle Odi, fra le quali si distinguono le cosiddette Odi Romane. Morì il 27 novembre dell’8 a.C. dopo breve tempo del suo grande amico e protettore, lasciando i suoi beni ad Augusto che lo fece seppellire sull’Esquilino accanto alla tomba di Mecenate.

LE OPERE:
Epodi (17 componimenti ordinati metricamente);
Satire (I libro 35 – 33 a. C.; II libro30 a.C.);
Odi (I, II , III , IV libro);
Epistole (I, II libro);
Il Carmen saeculare
Epistola ai Pisoni o Ars Poetica.