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Il complesso della SS. Trinità
Dell'Italia meridionale è tra i più
interessanti e complessi monumenti, la chiesa vecchia, sorta in
età paleocristiana su un tempio pagano dedicato a Imene protettrice
delle nozze e ampliata a partire dall'ultimo quarto dell'XI secolo
con la chiesa nuova, restata poi incompiuta. Un ingresso porticato,
affiancato da due leoni, si apre in facciata, la quarta in ordine
di tempo. Sulla destra del prospetto sporge il corpo di fabbrica
parallelepipedo del monastero, collegato con l'atrio della chiesa;
al piano terra, nella foresteria, sotto le volte e gli arconi sostenuti
da pilastri cruciformi di epoca longobarda sono stati collocati
due pannelli affrescati (S. Vito e S. Antonio) del XV secolo.
L'INCOMPIUTA
La chiesa incompiuta si innesta sulla c.d.
chiesa vecchia, in continuità con i muri perimetrali, mantenendone
il medesi- mo asse e le stesse dimensioni trasversali. È
costituita da un corpo longitudinale, previsto a tré navate,
con un ampio transetto sporgente ed absidato ed un coro molto profondo,
circondato da un deambulatorio con cappelle radiali. In corrispondenza
dell'attacco del transetto con il deambulatorio sono inserite due
torrette scalari. Il corpo longitudinale presenta cinque colonne
con grandi capitelli corinzi ed un pilastro polistilo all'incrocio
con il transetto solo sul lato destro, mentre sul sinistro non furono
realizzate neppure le fondazioni del colonnato settentrionale. Non
fu mai realizzata la copertura. Cresciuta alle spalle della chiesa
vecchia, ['Incompiuta resta l'unico caso visibile di un fenomeno
che normalmente si doveva verificare quando si costruiva una chiesa
nuova sul luogo di una più antica: generalmente si lasciava
in piedi la prima, fino al momento in cui la nuova non era in grado
di funzionare pienamente. Molto discussa la datazione del monumento,
eseguito comunque in un arco di tempo piuttosto ampio, che va dall'età
di Roberto il Guiscardo con l'arrivo di un gruppo di monaci direttamente
dalla Francia (XI secolo), a quella di Ruggero II o di Guglielmo
d'Altavilla, con influenza francese per il tramite della seconda
ondata normanna di Sicilia (XII secolo). In realtà questo
sistema planimetrico è una soluzione tipica dell'area francese,
in cui le soluzioni particolari sono numerose, mentre in Italia
si riscontra in pochi altri monu- menti di età normanna,
quali le cattedrali di Aversa e della vicina Acerenza, nei quali
si intuisce però un impianto comune, attuato con modalità
del tutto diverse. È lecito perciò pensare ad un architetto
o protomagister importato dalla Francia nell'ultimo quarto dell'XI
secolo, che si avvalse di maestranze e materiali profondamente radicati
nella cultura locale. In questo edificio, per esempio, l'Anfi- teatro
e tutti i monumenti della zona hanno fornito, come una cava, materiale
già pronto per l'uso, al quale viene adeguata tutta la progettazione
di dettaglio fatta sul posto. Anche la planimetria importata sembra
trovare terreno fertile in schemi già sperimentati nella
stessa area, come quelli del triconco e del deambulatorio.
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